Le ferite aperte dell’Amazzonia – Altreconomia 12/2007

Chico MendesAll’Amazzonia stiamo rosicchiando il cuore. Sotto la spinta degli allevamenti e delle coltivazioni intensive, la frontiera della deforestazione continua ad avanzare implacabile. Il disboscamento ha violato anche il “santuario” dov’è custodita la memoria di Chico Mendes, il sindacalista dei raccoglitori della gomma brasiliana, martire della difesa del popolo e della ricchezza della foresta amazzonica. Nella riserva che porta il suo nome, gli alberi vengono abbattuti per venderne la legna pregiata, o dati alle fiamme per lasciar spazio al pascolo delle vacche. Anche tra i “custodi” dell’Amazzonia, si cancella la natura per far spazio al “benessere”.

In Brasile, le “riserve estrattive” (Resex) istituite dal governo sono più di 50. In queste aree protette, la preservazione dell’ecosistema è affidata alle popolazioni tradizionali e al loro modello economico, basato sulla raccolta dei prodotti naturali. Una conquista che si deve al movimento dei seringueiros, i raccoglitori della gomma naturale che, sotto la guida di Chico, negli anni 80 si sono battuti per affermare un modello di sviluppo che garantisse la sopravvivenza loro e della foresta. Nell’Acre, lo Stato teatro della loro resistenza, le Resex sono ben 5. Tra queste, la riserva estrattiva Chico Mendes (Resex CM): con più d’un milione di ettari che si estendono attraverso i municipi di Xapuri, Brasiléia e Assis Brasil, è la più grande del Brasile, “vetrina” del modello extractivista.

Viaggiare al suo interno non è impresa facile. Non esistono trasporti pubblici, e l’unico modo di percorrere le poche strade sterrate che graffiano la foresta è elemosinare un passaggio a chi s’incontra lungo il cammino. Sulle orme di Chico, ho approfittato spesso della generosità di quei lavoratori rurali che trasportavano i loro prodotti in città o facevano ritorno nella foresta con quanto acquistato al mercato municipale. Ma per raggiungere la riserva, mi è capitato anche di viaggiare con i tecnici del programma federale “Luz para todos”, impegnati a portare l’elettricità nella foresta: presto arriveranno frigoriferi e televisori, simboli di un “progresso”, il nostro, che si diffonde anche in Amazzonia.

La situazione della Resex CM è paradossale. Gran parte di quei seringueiros che negli anni 80 avevano difeso dall’avanzata dei pascoli l’area di foresta dove poi è stata istituita la riserva, si sono trasformati ora in piccoli fazendeiros, gli allevatori di vacche contro cui s’erano battuti. Nella famiglia di Moises Pereira da Silva, un vecchio compagno di Chico Mendes che mi ha ospitato per qualche giorno, i figli più piccoli hanno scarsa dimestichezza con l’incisione dell’albero della gomma, mentre sanno già tenere a bada la piccola mandria familiare. Una rivoluzione diffusa all’interno della riserva. I sussidi erogati dallo Stato per migliorare il tenore di vita delle comunità di seringueiros, si sono infatti incarnati quasi sempre nelle vacche. Oggi rappresentano il capitale familiare: se c’è bisogno di denaro per comprare medicine o altro, si vende una vacca; se invece il raccolto delle castanhas (le noci brasiliane) o degli altri prodotti è andato bene, si aggiunge un animale alla piccola mandria.

In diversi seringais (le aree che compongono la riserva) si è dato poi il via allo “sfruttamento sostenibile” del legno pregiato. Il Conselho naçional dos seringueiros (Cns), l’organo creato da Chico nel 1985 per dare alle rivendicazioni della sua gente un respiro nazionale e internazionale, durante gli anni 90 s’era unito a Greenpeace in una grande campagna internazionale per boicottare la vendita di mobili fabbricati con legna estratta in Amazzonia. Ma dal 2000, gli stessi mobili vengono immessi sul mercato internazionale proprio dalle foreste di Chico Mendes. Un bollino verde certifica che l’estrazione della legna utilizzata sia “ecologicamente corretta e socialmente giusta”: vengono abbattuti mogani e cedri centenari, che ci s’illude di rimpiazzare in una decade appena.

Il regolamento vigente nelle riserve estrattive prevede limiti ben definiti per lo sfruttamento della legna e per le aree che è possibile dedicare alla coltivazione o al pascolo. Ma il monitoraggio e la fiscalizzazione non sono rigorosi, e così in molti sforano i limiti consentiti. “Ormai – dice ‘Boca’, coordinatore della sezione acreana del Cns – per molti seringueiros la foresta non ha più valore. Quei pochi che investono nell’extractivismo, in colture alternative come l’açai, il caffè o la pupugna, ne sono fortemente penalizzati: per questi prodotti ancora non esiste un mercato sicuro, mentre l’allevamento continua a offrire garanzie di guadagno”.

In Acre, come nel resto della foresta, l’attività estrattiva è in crisi. La produzione di gomma, prodotto simbolo dell’epoca d’oro dell’Amazzonia, ha cominciato a collassare già negli anni 90 e oggi, nonostante i tentativi per rilanciarla, è ferma a sole 2mila tonnellate. L’altra produzione tradizionale, le castanhas, dopo aver galleggiato nell’ultimo decennio sulla media di 5mila tonnellate all’anno, è da poco tornata ai livelli del 1970 (circa 12mila tonnellate). Piante medicinali, oli naturali, miele e frutta sono produzioni che non possono contare su un mercato strutturato e rimangono dunque ancora marginali. L’estrazione del legno e l’allevamento di bovini registrano invece incrementi record: le vacche, che nel 1970 erano 90mila, hanno superato i 2milioni di capi; mentre i 53mila metri cubici di legna che venivano estratti nel 1970, nel 2005 erano diventati oltre 1milione e 100mila.

“Oggi – spiega Dioniso Barbosa de Aquino, detto “Dau”, leader storico del sindacato di cui nel 2002 è stato anche presidente – il governo aiuta a costruire le case, migliorare i ramal (le strade della riserva, ndr), avere accesso ad acqua ed elettricità. Non sta invece lavorando sul mercato dei prodotti naturali della foresta, sulla loro valorizzazione. Una politica fortemente assistenzialista che non favorisce l’indipendenza dei seringueiros, né tantomeno la tutela della foresta”.
Qualche tentativo per rilanciare la gomma naturale esiste. Nei pressi di Xapuri è in fase finale di realizzazione una fabbrica di preservativi: dovrebbe essere in grado di produrre 100milioni di unità per anno, utilizzando 500 tonnellate di lattice e coinvolgendo circa 700 famiglie di raccoglitori. Un’altra speranza è quella offerta dal “cuoio vegetale”, un tessuto di cotone bagnato nel lattice fino a diventare gommoso: nel Municipio di Boca do Acre sono già 50 le famiglie che sopravvivono grazie a questa produzione. Ma la situazione continua a essere imbarazzante: i lavoratori rurali che si erano battuti per difendere la foresta, da tempo sono venuti meno al loro ruolo di custodi.
Chico Mendes2

Per tornare dalla Resex CM a Xapuri, si attraversa un’immensa distesa di pascoli. Con me, artigliati alle sponde d’un pick-up ricolmo di mastodontiche banane verdi, c’è anche Joao, un vecchio seringueiro nato e cresciuto nella riserva. Mi racconta che solo vent’anni fa questa era tutta foresta vergine. “Quanto è accaduto – continua – è una storia lunga e complessa e io, che non so leggere né scrivere, non saprei neanche da dove cominciare a raccontarla. Abbiamo lottato duramente per arrestare i grandi allevatori che volevano disboscare anche l’area dove oggi c’è la riserva. Ma ormai molti di noi disboscano più di quanto consente la legge. Alcuni possiedono anche 1000 vacche! Nella riserva esistono aree disabitate, dove la foresta continua a offrire tutto ciò che serve per vivere. Sono poche però le persone disposte ad affrontare i sacrifici necessari a quel tipo di vita. Siamo tutti alla ricerca delle comodità offerte dal progresso. Chico Mendes era diverso. Grazie alla sua curiosità, aveva scoperto cos’è davvero la ricchezza”.

Il Comitê Chico Mendes
Sindacalista dei raccoglitori della gomma, Chico Mendes è riuscito ad arrestare la deforestazione dell’Acre. Nel 1988 ha pagato il suo oltraggio con la vita, ammazzato a revolverate nel cortile di casa dagli scagnozzi di un allevatore. L’archivio principale della sua memoria ha il profilo dolce e lo sguardo tenace di una studentessa ventenne, Milena Brandao. È lei che, quando trova il tempo, s’impegna a digitalizzare il caos che la circonda su un vecchio computer. Il Comitê Chico Mendes è un coordinamento di varie realtà (ong, sindacati, associazioni studentesche, diocesi) nato subito dopo l’assassinio di Chico. La sua “segreteria” è ospitata all’interno del Centro dos trabalhadores da Amazonia (Cta), in una stanzetta di dieci metri quadrati dove, a fare gli onori di casa durante la mia permanenza in Acre, c’era la giovane volontaria Milena. Creato inizialmente per fare luce sull’omicidio e continuare ad appoggiare le rivendicazioni dei lavoratori rurali, il Comitê oggi difende e tiene viva la memoria di Mendes, diffondendone idee e proposte attraverso seminari, dibattiti e altre iniziative pubbliche. Il piccolo spazio ricavato all’interno del Cta, serve come magazzino dati. Cartelle obese da ritagli di giornale ingialliti dal tempo strabordano da scaffali e armadi. Più giù, le pile dei cartoni con le cassette video e audio formano torri in equilibrio precario. Al centro, Milena col suo computer lento come l’Amazzonia.
Comitê Chico Mendes
www.chicomendes.org
comite@chicomendes.org
Av. Epaminondas Jácome, 1994 – Cadeia Velha,
Rio Branco – Acre – Brasil
CEP: 69.908-420
Telefono: (68) 223-2727
Fax: (68) 223-3260

La devastazione chiamata progresso
In Amazzonia la devastazione è avanzata lungo le “strade del progresso”. Così i generali, al potere in Brasile dal 1964 al 1985, chiamavano le vene d’asfalto aperte nella foresta amazzonica per diffondere il loro “sviluppo”. Sulle direttrici principali, la deforestazione ha disegnato immense lisce di pesce. Nel caso dell’Acre, la colonizzazione e i pascoli sono arrivati seguendo il corso della Br-364, la strada che attraverso Rondonia e Mato Grosso collega con il sud del Paese.
Secondo le stime di Greenpeace, l’area amazzonica disboscata annualmente starebbe diminuendo: 26mila chilometri quadrati nel 2004, 18mila l’anno successivo, 14mila nel 2006. Ma per quest’anno le previsioni sono in controtendenza: i mercati della carne di manzo e della soia sono in rialzo e, come sempre, il disboscamento è destinato a seguire il loro andamento. Presto a far concorrenza ci sarà anche la canna da zucchero per la produzione di biocombustibili. Andando dietro alle esigenze del “mercato”, sono già stati cancellati 750mila chilometri quadrati di foresta vergine, due volte e mezzo la superficie dell’Italia.