Gabriele Libero

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Gabriele Del Grande è mio Fratello. “Compadre”, come ci chiamiamo tra noi, per riconoscere quelle persone che sentiamo ancor più vicine dei fratelli di sangue, perché sono fratelli di anima e cuore. In questi giorni, saperlo isolato in una galera turca mi toglie il respiro, mi soffoca il battito cardiaco. Mi sento impotente, frustrato. In che modo posso aiutarlo? Vado a incatenarmi ai cancelli dell’ambasciata turca di Addis Abeba, dove vivo con la mia famiglia? Strillo, piango e scalcio fino a farmi arrestare anch’io? Mia moglie mi ricorda che tra qualche giorno nostra figlia Michela compie un anno.. Anche Gabri di recente ha avuto un bambino: Levante – questo lo splendido nome che hanno scelto con la compagna Alexandra – è nato poco prima di Michela. La felicità può essere pericolosa, può rendere pavidi. Non è il caso di Gabriele, che da qualche mese si è tuffato nell’ennesima coraggiosa e generosa avventura: ha deciso di scrivere un libro, Un partigiano mi disse, che faccia luce e informazione sulla guerra che da 7 anni devasta la Siria e da lì si propaga in Medioriente, in Europa e nel Mondo; un libro che racconti la nascita e la vera identità del cosiddetto Stato islamico, di cui tutti parlano senza saperne niente; un libro che renda almeno la giustizia del vero “a quello straordinario e pacifico movimento che tra il 2011 e il 2012, quando la parola d’ordine era ancora non-violenza, portò in piazza milioni di siriani contro la dittatura, decine di migliaia dei quali sono stati uccisi, torturati, sepolti in carcere o costretti ad abbandonare il proprio Paese” Continue reading »

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L’amore proibito in Casa ebraica

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Dorit Rabinyan è una scrittrice israeliana. Nel 2014 pubblica Borderlife (Longanesi), un romanzo che racconta la storia d’amore di Liat e Hilmi, una giovane ricercatrice israeliana e un pittore palestinese che s’incontrano a New York. Il successo è tale che nel 2015 il libro viene inserito tra quelli di testo dei licei israeliani. Dopo qualche mese però, il nuovo ministro dell’Istruzione – Naftali Bennet, leader del partito nazionalista-religioso “Casa ebraica” – ne ordina il bando: a suo avviso, il libro “rischia di essere un incoraggiamento all’amore tra giudei e non-giudei” e per questo va subito ritirato dai programmi delle scuole. Intervistata da Le Monde, l’autrice racconta le minacce e le molestie subite dopo la pubblicazione e commenta: “gli ebrei sono usciti dal ghetto, ma il ghetto non è uscito da loro. Una convivenza pacifica con i palestinesi fa paura a molti, perché pensano possa mettere in pericolo la nostra identità”. Continue reading »

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Populisti

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Fa male vedere Marine Le Pen, figlia del fondatore e leader del “Front National”, candidata favorita delle prossime presidenziali francesi: un partito di estrema destra, di lunga e inequivocabile tradizione fascista, probabile faro di governo del Paese che ha ispirato “liberté, egalité, fraternité”. Continue reading »

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Fortopìa, 30 anni d’amore e autogestione

Franzo sul ponte levatoio, primo maggio 2016

Franzo sul ponte levatoio, primo maggio 2016

A Roma, “città eterna”, la memoria è un muscolo ogni giorno più pigro, atrofizzato in modo ormai quasi irrimediabile. Memoria affettiva e relazionale di gente sempre più persa nei cazzi suoi. Memoria storica e politica, humus sterilizzato di un presente che ha perso la bussola. Il nano si è buttato dalle spalle del gigante e gli piscia sui piedi, tronfio d’orgoglio suicida. Rigurgiti di un passato nero appestano l’aria stantia di una città che ha preso tutti i difetti e nessun pregio della metropoli, la cui “grande bellezza” rimane ostaggio della solita cricca di banditi incravattati. Continue reading »

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Las Madres de Plaza de Mayo

Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

Dallo storico 10 dicembre del 1981, ogni giovedì, Las Madres de Plaza de Mayo sfilano attorno alla piazza su cui affaccia la Casa Rosada, sede centrale del potere esecutivo argentino, rivendicando giustizia per i loro figli, dissidenti politici desaparecidos durante la dittatura militare che oppresse l’Argentina dal 1976 al 1983. Quella di giovedì scorso è stata la marcia numero millenovecentosettantotto. Continue reading »

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Selaron

Jorge Selaron, la sua scala e una "Mulher gravida"

Jorge Selaron, la sua scala e una “Mulher gravida”

Dopo aver tanto sognato la “Cidade maravilhosa”, sono finalmente arrivato a Rio de Janeiro. È il 6 Dicembre 2006 e da qualche giorno vivo “in un alberghetto nel quartiere di Catete, classe media e sorrisi curiosi. Vorrei trovare presto una casa dove poter metter sul fuoco gli odori e i colori che riempiono le stradine del mercato al mattino”, come scrivo agli amici lasciati in Italia. Mentre giro per i vicoli di Lapa in cerca di una stanza, m’imbatto in una lunga scalinata tempestata di azulejos e pannelli dipinti. Seduto su uno dei 215 gradini, c’è un signore solitario. Sulle ginocchia tiene una tavoletta di legno compensato. Accanto a sé ha un secchio, una scopa e una sega. Indossa soltanto un costume da bagno e un paio di havaianas, entrambi rossi. I capelli brizzolati sono raccolti in una lunga coda, mentre i folti baffi fanno tutt’uno con le basette. Ci scambiamo un sorriso e mi siedo accanto a lui. Non so ancora che l’uomo che mi sta davanti è Jorge Selaron, “il più grande pittore del mondo”.. Continue reading »

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African Circus Arts Festival

Alea des possibles (Madagascar)

Alea des possibles (Madagascar)

Scordatevi bestie feroci e domatori, gabbie pulciose e carnefici armati di frusta. Otto “circhi sociali” provenienti da sette diversi paesi africani -Sudafrica, Madagascar, Egitto, Kenya, Senegal, Zambia e due compagini etiopi- si sono riuniti ad Addis Abeba per il primo festival africano di arti circensi. Continue reading »

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Babur

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il babur all’altezza di Atekilit Tera, il “posto della frutta e verdura”

“Non credevo ai miei occhi.. mi sembrava di essere in un altro Paese”, racconta Addisalem dopo il suo primo giro sul babur, la metropolitana di superficie -in gergo tecnico “treno leggero”- che da qualche settimana è entrata in funzione ad Addis Abeba. Scendendo le scale della stazione Menelik II square -unica fermata sotterranea e capolinea della linea blu, che attraversa la città da nord a sud- ho avuto la stessa commovente impressione: ero finalmente nella “New York africana”, la città a lungo promessa e sognata dagli abebini. Continue reading »

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Già dimenticato il Nepal?

Thuman (Regione del Langtang), 27 aprile 2011: nel villaggio si benedicie il terreno su cui sta per sorgere una nuova casa

Thuman (Regione del Langtang), 27 aprile 2011: nel villaggio si benedicie il terreno su cui sta per sorgere una nuova casa

La catastrofe che ha il colpito il Nepal nelle ultime settimane -una serie di immani terremoti, che hanno distrutto intere città e villaggi, causando quasi diecimila vittime- è già stata accantonata dai quasi tutti i principali mezzi d’informazione. L’emergenza rimane però altissima. Secondo le Nazioni Unite, che denunciano di aver ricevuto solo una minima parte dei fondi promessi dai vari governi, almeno un milione e mezzo di persone hanno urgente bisogno di cibo, acqua e beni di prima necessita. Nella capitale Khatmandu, migliaia sono costrette a vivere in tendopoli improvvisate nei parchi pubblici o per le strade. L’8 maggio, Jamie McGoldrick, coordinatore degli aiuti per l’Onu, ha dichiarato che “dei 415 milioni di dollari annunciati dai governi per sostenere gli interventi umanitari d’emergenza, finora sono arrivati appena 22,4 milioni. Raggiungere gli abitanti delle regioni più remote colpite dal sisma prima dell’arrivo della stagione dei monsoni a giugno, è una lotta contro il tempo. Abbiamo bisogno urgente di fondi per andare avanti col nostro lavoro”. Continue reading »

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Arbegnoch, l’altra Resistenza

parata Arbegnoch 2015Per raggiungere la sede dei patrioti etiopici, che combatterono il fascismo dal 1936 al 1941, bisogna attraversare un corridoio buio nascosto tra le viscere di un anonimo centro commerciale. Se non fosse per gli uffici della Commercial Bank of Ethiopia “Arbegnoch Branch” affacciati sulla strada, si potrebbe pensare che gli arbegnoch siano ancora in clandestinità. L’ingresso dell’unico stanzone di cui dispone l’associazione è presidiato, di spalle, da un manichino agghindato da condottiero in groppa a un cavallo di bronzo. All’interno, un gruppo di vecchietti in uniforme militare lavora tra le reliquie disordinate di un potenziale museo. Continue reading »

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Le donne di Entoto

20141118_103847Il sole è appena spuntato dietro la collina di Entoto, ma Mahilet è già china da un pezzo sulla filatrice. Il cotone grezzo passa attraverso una curiosa struttura esagonale in legno per poi essere avvolto su un rotolo di filo. Ancora un paio di cartucce blu e sarà pronta a passare alla tessitrice. Senza soste e distrazioni, prima di sera avrà confezionato diverse sciarpe colorate, che verranno vendute nel piccolo negozio adiacente a 100 birr l’una. Una fortuna per una donna che fino a pochi anni fa si spezzava la schiena raccogliendo illegalmente legna tra le foreste di eucalipti intorno ad Addis Abeba in cambio di pochi spicci. Continue reading »

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Hasta siempre, Galeano

ArtigasA darmi notizia della morte è stato il Pelato: “Se fue nuestro amigo Eduardo Galeano, símbolo de una América Latina diferente y poética. Nos ha regalado momentos que nos traeremos para siempre”. Nel novembre 2004, più di dieci anni fa, ero con lui davanti alla casa dello scrittore uruguayano. Dal Brasile del Sud eravamo diretti a Buenos Aires, in Argentina. Lungo la strada facemmo sosta qualche giorno a Montevideo. I libri di Galeano avevano segnato così profondamente il mio animo e la mia mente che dovevo stringergli la mano. Non sapevo ancora del Café Brasileiro -lo storico café della Ciudad Vieja, dove amano riunirsi gli intellettuali di Montevideo- così non andammo a cercarlo lì. Conoscevo solo il nome del quartiere dove viveva lo scrittore, Malvin. Continue reading »

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