Se è l’Eni ha dare lezioni di educazione ambientale – nuova ecologia 3/2020

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educazione-ambientale-da-eni-nuova-ecologia-3-20-3“Italia avanguardia dell’educazione ambientale”. Così, lo scorso novembre, il New York Times titolava un’intervista a Lorenzo Fioramonti. Il tributo era rivolto alla legge 92/2019 approvata ad agosto, che istituisce “l’ora di sviluppo sostenibile”, come l’ex-ministro dell’Istruzione ha ribattezzato la lezione settimanale di educazione civica obbligatoria in tutte le scuole dal prossimo settembre. “Un cavallo di Troia, con cui rimodulare l’intero curriculum scolastico, affinché anche materie come geografia, fisica e scienze mettano lo sviluppo sostenibile al centro dei propri insegnamenti”, prometteva Fioramonti. L’ex-ministro si era schierato inoltre a fianco degli “strikers for Climate Action” – un movimento che rivendica, tra l’altro, la rinuncia ai combustibili fossili – chiedendo alle scuole italiane di giustificare l’assenza degli studenti che aderivano allo sciopero globale. “Per strutturare i prossimi corsi – aveva continuato in un’altra intervista rilasciata alla Bbc – conteremo sull’aiuto di un gruppo di consulenti di fama internazionale, tra cui Jeffrey D. Sachs, direttore dell’Harvard Institute for International Development, e Kate Raworth, dell’Environmental Change Institute dell’Università di Oxford. Entro gennaio sarà tutto pronto per formare gli insegnanti”.

Ma a gennaio – complici le dimissioni natalizie di Fioramonti – al posto di Sachs e Raworth, a formare i docenti italiani è arrivata l’Eni. Nella sede romana del Cane a sei zampe, Claudio Granata, braccio destro dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, e Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), hanno presentato “una comune iniziativa volta a formare i docenti di ogni ordine e grado che dall’anno scolastico 2020/2021 dovranno occuparsi dell’educazione civica secondo la legge 92/2019”. Cominciati a Roma il 21 gennaio, lo stesso giorno della presentazione, i corsi “faranno il giro d’Italia, raggiungendo in maniera capillare ogni scuola grazie alle strutture Anp presenti su tutto il territorio nazionale. Mentre l’esperienza di Eni nell’ambito della sostenibilità ambientale consentirà di fornire materiale e approfondimenti aggiornati e puntuali”, ha spiegato Granata. “Al termine di ogni incontro, Dirscuola (l’ente dell’Anp accreditato al ministero dell’Istruzione per la formazione dei docenti, ndr) rilascerà un attestato di partecipazione valido ai fini della formazione. Il materiale Eni sarà inoltre disponibile in un’area dedicata di anp.it anche per quei docenti che non avranno avuto modo di seguire gli incontri”, ha chiosato Giannelli.

Il paradosso ha fatto saltare per aria chiunque in Italia si occupi di ambiente. Per misurare “l’esperienza di Eni nell’ambito della sostenibilità ambientale”, basterebbe ricordare che è tra i principali estrattori di idrocarburi al mondo, mentre investe in fonti rinnovabili una parte irrisoria del proprio fatturato (nel 2018 era meno del 2%). Per valutare la sua credibilità si può invece considerare la recente multa da 5milioni di euro accordatagli dall’Antitrust per la “pubblicità ingannevole” del suo “bio-diesel green” all’olio di palma, che inquina più del gasolio fossile, come ha denunciato per prima proprio nuova ecologia. Per raccontare infine con cura la lunga lista di disastri ambientali di cui l’Eni si è resa colpevole in molti dei 67 Paesi del mondo in cui opera, non basterebbe un intero numero di questa rivista. “Un partner ideale, titolato proprio perché ha inquinato molto”, ha sintetizzato Giannelli in un’intervista ad Altreconomia.

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