Las Madres de Plaza de Mayo

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Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

Dallo storico 10 dicembre del 1981, ogni giovedì, Las Madres de Plaza de Mayo sfilano attorno alla piazza su cui affaccia la Casa Rosada, sede centrale del potere esecutivo argentino, rivendicando giustizia per i loro figli, dissidenti politici desaparecidos durante la dittatura militare che oppresse l’Argentina dal 1976 al 1983. Quella di giovedì scorso è stata la marcia numero millenovecentosettantotto. L’associazione, che ha per simbolo il pañuelo (un fazzoletto bianco, in origine costituito dal pannolino di tela dei neonati all’epoca della dittatura, che Las Madres portano annodato sulla testa), è ormai un’istituzione della società civile argentina. Hebe de Bonafini ne è la presidentessa. La settimana scorsa, appena salita sul palco allestito come al solito sotto il grande obelisco al centro della Plaza, l’attivista argentina ha lanciato un messaggio preciso: “voglio inviare, dal profondo dell’anima e del cuore, il mio più intenso ripudio alla visita che Obama intende fare al Parco della Memoria il prossimo giovedì (oggi, 40esimo anniversario del golpe con cui i generali instaurarono la loro dittatura, Obama farà visita al memoriale delle vittime costruito sulla riva del Rio de la Plata, il fiume dove i dissidenti venivano gettati vivi dai “voli della morte”). È un’offesa a tutti i ragazzi ricordati lì in foto e che morirono assassinati e torturati con la complicità degli Stati Uniti. Il prossimo giovedì 24 marzo dobbiamo rimanere in Plaza de Mayo fino all’alba, per dimostrare tutto il nostro dissenso per quello che Obama rappresenta”.

Plaza de Mayo, 8 dicembre 2004

Plaza de Mayo, 8 dicembre 2004

Lo stesso giorno in cui Las Madres si dichiaravano pronte a boicottare la visita del presidente degli Stati Uniti, il New York Times invitava Obama ad “assicurare che Washington si impegnerà a svelare più a fondo il ruolo avuto dagli Stati Uniti in un capitolo così buio della storia argentina”. Erano gli anni Settanta e l’ondata di colpi militari che avevano messo fine alla democrazia in Brasile, Cile, Bolivia e Paraguay arrivava anche in Argentina. Lo scenario globale era quello della Guerra fredda e l’America Latina era il “cortile di casa” politico ed economico degli Stati Uniti. Non erano permessi governi che non fossero allineati con Washington in chiave anticomunista.

Parilla de Las Madres, Plaza de Mayo 9 dicembre 2004

Parilla de Las Madres, Plaza de Mayo 9 dicembre 2004

Il 24 marzo 1976, gli argentini si svegliarono “sotto il controllo operativo della Giunta di Comandanti Generali delle Forze Armate”. Furono occupate radio e televisioni, i carri armati presero possesso delle piazze. La presidentessa Isabella Peron venne arrestata insieme a ministri e dirigenti politici. Per le strade cominciarono a circolare carovane di macchine senza targa della polizia politica alla caccia di potenziali “sovversivi”: sindacalisti, operatori sociali, professori universitari, intellettuali, semplici cittadini impegnati in politica. Si sperimentò una nuova tecnica di controllo politico e di terrore: la desaparición, cioè la scomparsa fisica nel nulla degli oppositori. Una tecnica che paralizzava parenti e amici degli scomparsi e generava terrore. Molti anni dopo, il generale Videla dichiarerà che “se avessimo fucilato in piazza i sovversivi ci sarebbe stata un’ondata di indignazione contro il Paese”. Al contrario la condanna internazionale delle atrocità compiute dalla dittatura militare arriverà molto più tardi, lasciando ai generali anche la vetrina dei Mondiali di calcio del 1978.

Plaza de Mayo, 9 dicembre 2004

Plaza de Mayo, 9 dicembre 2004

Di fatto fu Henry Kissinger a dare la “luce verde” ai sequestri, le torture e gli omicidi con cui la giunta militare spazzò via ogni dissidenza politica. Celebre la conversazione tra lui e il nuovo ministro degli esteri, l’ammiraglio Cesar Guzzetti, che pochi mesi dopo il golpe comunicava al segretario di Stato americano come i militari argentini avessero avviato un’intensa repressione dei “terroristi” nazionali. Kissinger rispondeva: “If there are things that have to be done, you should do them quickly – quello che dovete fare, fatelo in fretta”.

Plaza de Mayo, 9 dicembre 2004

Plaza de Mayo, 9 dicembre 2004

Da tempo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani in Argentina chiedono di avere accesso ai documenti dell’intelligence statunitense, sperando che possano far luce sulla sorte dei desaparecidos e aiutare il corso della giustizia. Nel 2000, l’amministrazione Clinton aveva desecretato quasi 5mila documenti relativi all’epoca della “Guerra Sporca”, alcuni dei quali sono stati utili nei processi avviati finora contro gli esponenti della dittatura militare. Ma ancora molto rimane oscuro. Ora, per voce di Susan Rice, tra i collaboratori più stretti di Obama, gli Stati Uniti promettono che la visita del presidente in Argentina sarà l’occasione per desecretare nuovi documenti, inclusi per la prima volta quelli degli archivi militari e dei servizi segreti. Un annuncio che non ha però convinto Las Madres: “in quei documenti non troveremo niente che ci aiuti a far giustizia. I nomi e le parti importanti sono sempre coperti da una striscia nera”.

Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

Las Madres sfilano a Plaza de Mayo il 9 dicembre 2004

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