Selaron

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Jorge Selaron, la sua scala e una "Mulher gravida"

Jorge Selaron, la sua scala e una “Mulher gravida”

Dopo aver tanto sognato la “Cidade maravilhosa”, sono finalmente arrivato a Rio de Janeiro. È il 6 Dicembre 2006 e da qualche giorno vivo “in un alberghetto nel quartiere di Catete, classe media e sorrisi curiosi. Vorrei trovare presto una casa dove poter metter sul fuoco gli odori e i colori che riempiono le stradine del mercato al mattino”, come scrivo agli amici lasciati in Italia. Mentre giro per i vicoli di Lapa in cerca di una stanza, m’imbatto in una lunga scalinata tempestata di azulejos e pannelli dipinti. Seduto su uno dei 215 gradini, c’è un signore solitario. Sulle ginocchia tiene una tavoletta di legno compensato. Accanto a sé ha un secchio, una scopa e una sega. Indossa soltanto un costume da bagno e un paio di havaianas, entrambi rossi. I capelli brizzolati sono raccolti in una lunga coda, mentre i folti baffi fanno tutt’uno con le basette. Ci scambiamo un sorriso e mi siedo accanto a lui. Non so ancora che l’uomo che mi sta davanti è Jorge Selaron, “il più grande pittore del mondo”..

"viver na favela è uma arte"

“viver na favela è uma arte”

 “Sono superiore a Dalì, a Michelangelo e a tutti gli altri. Sono il più grande. Non mi nascondo in una galleria come i pittori famosi, io sono sulla mia scalinata, per strada. Vengo intervistato e fotografato sempre dal vivo. Con me non c’è bisogno di prendere appuntamento e non serve che mi vengano recapitate le domande in anticipo. Io sono nato pronto, non ho bisogno di preparare niente. Sei italiano? La tua lingua e quella dei carioca sono rami di un stesso albero. Voi italiani però siete tutti bugiardi, soprattutto il Papa. Qualche anno fa la Rai venne a intervistarmi. Dissi che per 150 dollari avrei dimostrato perché sono superiore a Michelangelo e lo avrei fatto matematicamente. Loro però erano disposti a darmene solo 50 e non se ne face niente”

la "escadaria Selaron" a Lapa, Rio de Janeiro

la “escadaria Selaron” a Lapa, Rio de Janeiro

 “Sono nato in un paesino vicino Valparaiso nel 1947, ma ho lasciato il Cile a soli 17 anni senza mai farvi ritorno. Da allora ho viaggiato per 57 Paesi. A Rio de Janeiro sono arrivato nel 1983. Prima di stabilirmi a Lapa – la sua casa e il suo atelier sono una stanza senza bagno, piena zeppa di tele e cianfrusaglie, con una porta scardinata e una minuscola finestrella che affacciano sulla scalinata che porta il suo nome – ho vissuto nella favela di Santa Marta e in altri quartieri popolari della città”.

Selaron al lavoro seduto sulla sua scala

Selaron al lavoro seduto sulla sua scala

 “Sono famoso, ma povero. Quando ho fortuna, vendo le mie opere a 10 dollari l’una. Per realizzarle utilizzo materiale molto semplice. Di solito una lapis Castell numero 6 e del legno compresso. Cose che si trovano ovunque e che chiunque può permettersi di comprare. Quello che fa la differenza è il tratto: il mio è forte e deciso, per questo non posso essere imitato. Il soggetto che più amo – vera e propria ossessione pittorica – è la Mulher gravida. L’avrò dipinta almeno 30mila volte. Anche la scalinata è tappezzata con la sua immagine. M’ispiro a una donna che ho conosciuto e amato quando vivevo a Panama.. una storia, un problema personale, che preferisco rimanga un mistero”, racconta con aria furba. “Vent’anni anni fa invece ho sposato una carioca. Ma il suo nome è un altro segreto”, aggiunge con aria triste.

un murales di Selaron a Lapa

un murales di Selaron a Lapa

 Ogni giorno Selaron sale e scende i gradini della sua scalinata con una scopa in mano. Sembra dipingere anche quando ramazza. Da confidenza a chiunque visiti il luogo. Così alcuni degli ultimi azulejos usati per l’opera sono il dono di visitatori provenienti dai quattro angoli del mondo, che gli hanno fatto avere una piastrella simbolo del proprio Paese. Mentre parliamo passa una coppia di turisti tedeschi armati di guida turistica – penso a che fortuna ho avuto a imbattermi in tanta bellezza per puro caso – e Selaron gli chiede da dove vengono. “Colonia”, rispondo loro. Lui fa per indicargli una piastrella che viene dalla loro stessa città. Ma i turisti sembrano avere troppa paura per ascoltarlo e fermarsi a capire meglio dove sono.

Selaron

Selaron

 “Ho cominciato a lavorare alla “Escadaria Selarón” nel 1990, sistemando il piccolo cortile di fronte alla mia casa. Ho decorato i gradini con degli azulejos e comprato vasi e piante, tutte rigorosamente brasiliane. Volevo trasformare l’area in cui vivo in un giardino. Per procurarmi le piastrelle giravo per i cantieri della città. Sceglievo quasi sempre i colori della bandiera brasiliana come omaggio al Paese che mi ha adottato. Questo lavoro di decorazione è per me una specie di terapia, un po’ come per tutti quelli che curano il proprio giardino. Quando ho cominciato a occuparmene, non avrei mai pensato che la scalinata sarebbe divenuta famosa. Sapevo soltanto che sarebbe stata bella. Ho cominciato dalla parte bassa, quella che sbocca su Lapa. Ma solo quando sono passato a lavorare quella alta, sotto al convento di Santa Teresa, ho avuto la certezza che si sarebbe trasformata in un’opera straordinaria. Mi sono sentito Michelangelo. Finirò questo sogno folle soltanto il giorno della mia morte”.

Il 10 gennaio del 2013 il corpo di Selaron è stato trovato semi carbonizzato sui gradini di fronte a casa sua. Le indagini della polizia carioca non hanno accertato se si sia trattato di omicidio o suicidio.

una "Mulher gravida" guarda la favela di Santa Marta

una “Mulher gravida” guarda la favela di Santa Marta

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