Populisti

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Fa male vedere Marine Le Pen, figlia del fondatore e leader del “Front National”, candidata favorita delle prossime presidenziali francesi: un partito di estrema destra, di lunga e inequivocabile tradizione fascista, probabile faro di governo del Paese che ha ispirato “liberté, egalité, fraternité”.

L’Europa intanto brinda alla sconfitta dei “populisti” olandesi: a perdere sarebbero stati quelli di Wilders, uno che definisce Maometto pedofilo e vuole fare abbattere mosche e cacciare mussulmani. In realtà il suo partito, di chiara ispirazione nazista, è la seconda forza politica in Olanda ed esce rafforzato da elezioni in cui ha conquistato ancor più spazio e potere in parlamento.

L’era Trump, come la chiamano alcuni, è cominciata. Non è più un incubo alle porte, ha già assediato la Città. Ovunque angoscia incarnata in nuovi muri. La verità ridotta a un pericoloso lusso, un ostacolo lungo la rotta. L’identità usata come feticcio. Per il bene civile, chi è ancora cittadino dovrebbe imparar meglio a far finta di niente. La storia della fratellanza universale, i Libri, tutte follie. Zitti e buoni in un angolo, pronti a fare la nostra parte di lavoro sporco.

In Italia, dopo i fatti di Go(mo)rino – 20 rifugiati, tra cui una donna al nono mese di gravidanza, accolti all’entrata del paese da un’orda inferocita e armata che li ha respinti “fregandosene” degli ordini della Prefettura – si prova a far più attenzione alla forma. Oggi per respingere 6 profughi s’indice un referendum in stile inglese: è successo a Treviso Bresciano, un comune di 550 abitanti della Val Sabbia, dove 68 votanti contro 46 hanno deciso di rifiutare asilo ai richiedenti assegnati al paese dalla rete di accoglienza nazionale. “Se ne fregano” anche loro, ma in modo “democratico”.

Amedeo Mancini, l’assassino del rifugiato nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi, ha intanto patteggiato in silenzio la sua pena. La loro storia viene così nascosta sotto al tappeto e verrà presto rimossa dalla coscienza civile. Condannato per “omicidio preterintenzionale con l’aggravante dell’odio razziale” sconterà 4 anni agli arresti domiciliari, con la possibilità di uscire 8 ore al giorno per andare a lavorare. Una punizione più adatta a quella che i suoi compari fascisti definiscono “una ragazzata” – “ama scherzare così: quando vede un negro, gli lancia le noccioline, fa il verso dell’orango.. soltanto una ragazzata”, spiega il fratello – che a un omicidio intenzionale e aggravato. Dopo che le menzogne su cui si basava la tesi della legittima difesa sono state smascherate – nella gazzarra mediatica seguita all’omicidio, in cui i soliti spacciatori di fango erano arrivati ad accusare Emmanuel di essere un membro della mafia nigeriana, i difensori dell’ultrà della Fermana e soldatino di Casa Pound avevano inventato come Mancini fosse stato aggredito con una mazza, su cui però erano poi state trovate solo le sue impronte – in molti si aspettavano una condanna esemplare per l’assassino. L’attenuante della “provocazione” di Emmanuel, che di fronte agli insulti razzisti indirizzati a sua moglie (non dovrebbe essere questa la “provocazione”?!) si è diretto verso chi la offendeva invece di tirar dritto in silenzio, appare discutibile: non reagire davanti ai grugniti di un pericoloso ignorante è senz’altro una condotta auspicabile, ma quanti al posto di Emmanuel sarebbero riusciti a far finta di niente?

L’apologia del fascismo è un reato, come lo sono gli insulti a sfondo razziale. Sanzionati dalla legge con pene severe, che però non vengono quasi mai applicate. Lo Stato dovrebbe opporsi con forza a questa marea nera prima di esserne sommerso. Il governo italiano, quando si occupa di sicurezza, pensa invece a cacciare i senza dimora dalle panchine (vedi l’ultimo decreto sicurezza firmato Pd).

Nazismo e fascismo non sono mai stati davvero condannati a fondo – basti pensare a Marzabotto e alle altre stragi naziste in Italia, i cui artefici non hanno fatto un giorno di galera (il governo tedesco non li ha né giudicati né estradati in Italia come richiesto dai magistrati indaganti), oppure al monumento che stava per essere eretto in memoria di Graziani nel suo paese natio – così oggi possono uscire dalle fogne della storia e tornare “normali”, possibili alternative di governo. Speravamo di esserci messi per sempre alle spalle le pagine più infami del secolo scorso, credevamo che una società globale e multiculturale avesse generato anticorpi sufficienti, ma la marea nera rimonta e non sembra trovare ostacoli robusti.

Ricordo alcune delle ultime parole di Zygmunt Bauman, tra i più grandi pensatori e scrittori contemporanei, morto quest’anno: “In politica ‘populisti’ sono sempre gli altri, gli avversari. In realtà, ogni buon partito dovrebbe essere ‘populista’, cioè interessato alle necessità del popolo. Non sono preoccupato per la presunta minaccia del ‘populismo’ ma per la possibile risposta autoritaria alla crisi della democrazia”. Giornali e televisioni usano termini che rischiano di creare confusione: etichettare come “populisti” Trump, Wilders, l’ungherese Orban, l’austriaco Hofer, o i prossimi candidati al governo Marine Le Pen e Frauke Petry (leader di “Alternativa per la Germania”), significa non voler riconoscere il loro vero volto. Chiamiamoli per quello che sono, neo-nazisti e neo-fascisti, e affrontiamoli di conseguenza. Davanti alla deriva autoritaria di una società allo sbando, far finta di niente equivale a essere complici.

partigiani-25-aprile

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