Hasta siempre, Galeano

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ArtigasA darmi notizia della morte è stato il Pelato: “Se fue nuestro amigo Eduardo Galeano, símbolo de una América Latina diferente y poética. Nos ha regalado momentos que nos traeremos para siempre”. Nel novembre 2004, più di dieci anni fa, ero con lui davanti alla casa dello scrittore uruguayano. Dal Brasile del Sud eravamo diretti a Buenos Aires, in Argentina. Lungo la strada facemmo sosta qualche giorno a Montevideo. I libri di Galeano avevano segnato così profondamente il mio animo e la mia mente che dovevo stringergli la mano. Non sapevo ancora del Café Brasileiro -lo storico café della Ciudad Vieja, dove amano riunirsi gli intellettuali di Montevideo- così non andammo a cercarlo lì. Conoscevo solo il nome del quartiere dove viveva lo scrittore, Malvin.

con Eduardo Galeano davanti la sua casa di MalvinTrovai l’indirizzo preciso grazie a una farmacia di quartiere, dove Galeano si serviva. Facendoci largo tra le stradine alberate di Malvin, arrivammo davanti a una casa bassa con il tetto decorato, circondata da un piccolo giardino. Suonai il citofono con la mano tremante e il cuore in gola. Arrivò una donna -Helena, l’ultima moglie?- che ci accolse con un sorriso pieno di dolcezza: “Eduardo sta lavorando, ma vado a chiedergli se ha tempo almeno di salutarvi”. Quando dalla porta di casa spuntò lo scrittore, l’emozione prese il sopravvento. Non ricordo cosa farfugliai nei pochi minuti passati insieme davanti a quel cancello. Ricordo solo l’imbarazzo e la sensazione di non essergli piaciuto. I suoi occhi e il suo sorriso si scaldarono invece per il mio compagno, cui avevo chiesto di scattarci una fotografia. Sono felice che oggi sia stato proprio lui a darmi per primo la notizia.

il Pelato in una pensione di MontevideoPiù di ogni altro testo studiato all’Università e durante il successivo corso di specializzazione in Economia dello sviluppo, “Las venas abiertas de América Latina” e “Memorias del fuego” mi hanno aiutato capire il meccanismo infame secondo cui più grande è la ricchezza naturale di una terra maggiore è la probabilità che i suoi abitanti indigeni siano condannati a sfruttamento e povertà. I libri e i reportage di Galeano sono stati per me una sorta d’iniziazione ai segreti delle Americhe, una bussola con cui orientarmi tra carnefici e liberatori d’Oltreoceano, il seme dell’inquietudine che ho provato a placare nel corso di tanti lunghi viaggi in quelle terre. Ogni volta che volavo tra le sue pagine, il mio cuore batteva insieme a quello degli eroi di un continente che forse più di ogni altro incarna lo spirito della Revolucion.

Montevideo centroGaleano è un ottimo esempio per gli scrittori che non amano perdersi in uno stile narciso, ma al contrario coltivano una prosa sobria che renda il contenuto accessibile anche al più umile dei lettori. Solo così la scrittura è messa davvero al servizio della Verità e della Memoria e può diventare nobile strumento di emancipazione per chi legge. L’autore uruguayano si è mostrato sempre più interessato ai destinatari finali dei suoi libri che non ai numerosi premi letterari ricevuti nel corso della carriera. “Yo escribo para quienes no pueden leerme. Los de abajo, los que esperan desde hace siglos en la cola de la historia, no saben leer o no tienen con qué”. Raccontava con gioia la storia di un lettore che non potendo permettersi di comprare “Las venas” lo aveva letto un pezzetto alla volta vagabondando da una libreria di Buenos Aires all’altra. In Uruguay si era assicurato i diritti di riproduzione dei suoi libri, pubblicati con la propria “Ediciones el Chanchito”, in modo che potessero avere un prezzo più basso sul mercato locale. Ha sempre affiancato l’attività letteraria a quella giornalistica e politica. Visse nell’Argentina degli anni Settanta, dove lavorava alla rivista Crisis, fino a quando la dittatura militare lo costrinse a scappare in Spagna. Il suo nome era in testa alle liste nere degli intellettuali ricercati dal regime di Videla. Nonostante il cancro ai polmoni ne limitasse la vita pubblica, lo scorso anno si era candidato alle primarie del Frente Amplio, la stessa coalizione cui appartiene l’ex presidente José «Pepe» Mujica.

MontevideoTra le frasi di Galeano maggiormente citate e che più fecero breccia nel mio animo di adolescente, c’è quella in cui spiega che nonostante siano irraggiungibili le utopie servono a orientaci: “La utopía está en el horizonte. Camino dos pasos, ella se aleja dos pasos y el horizonte se corre diez pasos más allá. ¿Entonces para que sirve la utopía? Para eso, sirve para caminar”. Amo molto anche la sua sintesi degli esseri umani: “Al fin y al cabo, somos lo que hacemos para cambiar lo que somos”.

operai giocano a calcio durante la pausa pranzo a MalvinNell’anno in cui gli facemmo visita, Galeano aveva appena scritto la sua celebre “Carta al señor Futuro”, in cui come sempre univa denuncia e speranza: “Nos estamos quedando sin mundo. Los violentos lo patean, como si fuera una pelota. Juegan con él los señores de la guerra, como si fuera una granada de mano. Los voraces lo exprimen, como si fuera un limón. A este paso, me temo, más temprano que tarde el mundo podrí¬a no ser más que una piedra muerta girando en el espacio, sin tierra, sin agua, sin aire y sin alma. (…) De eso se trata, señor Futuro. Yo le pido, nosotros le pedimos, que no se deje desalojar. Para estar, para ser, necesitamos que usted siga estando, que usted siga siendo. Que usted nos ayude a defender su casa, que es la casa del tiempo”. Speriamo che il Signor Futuro le dia ascolto, Eduardo. Intanto, grazie di cuore per quanto ci ha lasciato. Faccia buon Viaggio.

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