Sherpa

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sherpa on Everest Base Camp trek. They can carry up 120kg

Sull’Himalaya si sta per abbattere il Monsone (dall’arabo mawsim, la “stagione” del vento e delle precipitazioni). Per almeno tre mesi le montagne più alte della Terra rimarranno ammantate dalla nebbia, battute da nevicate continue. Inaccessibili. Ma quest’anno anche la stagione delle scalate si è esaurita senza che nessuno abbia raggiunto la vetta più alta e ambita. Il 18 aprile una valanga ha ucciso sedici sherpa nepalesi, causando il peggiore incidente nella storia dell’Everest. Il governo, che ogni anno incassa 3,5 milioni di dollari dagli scalatori stranieri, ha offerto 400 dollari come risarcimento per ciascuna vittima. A seguito della tragedia, i portatori hanno deciso di incrociare le braccia, per rivendicare migliori condizioni assicurative in caso d’infortunio e un trattamento più equo. Tutte le spedizioni alpinistiche previste per il 2014 sono state annullate. Perché scalare l’Everest senza l’aiuto degli sherpa è impossibile. Sono loro infatti a preparare i percorsi lungo cui cammineranno gli alpinisti, a sistemare le corde di sicurezza, montare i campi, caricare sulle spalle attrezzatura e cibo per ogni spedizione.

sherpa on Everest Base Camp trek. Some of them wear sandals even on the snow

Impresa un tempo riservata agli alpinisti più esperti e coraggiosi, negli ultimi anni la scalata dell’Everest si è trasformata in un’avventura per “turisti d’alta quota”, disposti a pagare fino a 100mila dollari per far parte di una spedizione. Il campo base non è più un eremo dove preparare l’attrezzatura e cercare la concentrazione necessaria ad affrontare la vetta. Oggi è un luogo affollato per nove mesi all’anno, dotato di ogni confort, connessione internet compresa. Il numero delle spedizioni dirette alla vetta è ormai così alto che prima di proseguire la scalata può capitare di dover aspettare qui per settimane.

sherpa having rest on the way to Salpa Pass (Everest Base Camp trek)

Il tratto più pericoloso è noto come “la cascata di ghiaccio del Khumbu”, dal nome della regione nepalese in cui s’innalza l’Everest. Proprio qui hanno perso la vita i 16 portatori di quest’anno. Gli itinerari sono studiati in modo che i turisti possano attraversare quest’area nel minor tempo possibile. Gli sherpa invece devono percorrerla decine di volte, per assicurare le corde e trasportare le attrezzature. Nonostante svolgano le mansioni più pericolose, assegnategli dalle agenzie che gestiscono il business delle scalate, i portatori nepalesi vengono pagati fino a trenta volte meno dei loro colleghi occidentali, che non dovranno portare con sé neppure il proprio bagaglio.

young sherpa working on the Everest Base Camp trek

Grazie soprattutto a un uso sempre più massiccio di bombole d’ossigeno e steroidi, che aiutano a scongiurare edemi celebrali o polmonari, per gli alpinisti che si avventurano sopra i 5mila metri il rischio di morire si è molto ridotto. Per gli sherpa, che devono trasportare anche le bombole, è invece aumentato. Il tasso di mortalità tra chi viene impiegato nelle scalate dell’Everest dal 2004 ad oggi è dodici volte superiore a quello dei soldati che hanno partecipato alla guerra in Iraq tra il 2003 e il 2007. Al mondo non esiste altra industria con un tasso di mortalità così alto (1,2%) tra i suoi lavoratori.

sherpa tamang family in Briddim village, Langtang region

Il popolo degli sherpa ha sempre avuto un grande rispetto per le vette himalayane, che ritiene popolate degli dei -l’Everest a esempio è chiamato Sagarmatha, “la dimora della Madre Terra”- e non è mai stato interessato alle scalate fin quando non è cominciato il business del turismo d’alta quota. In un Paese come il Nepal, dove il reddito medio non raggiunge i 500 euro all’anno, la prospettiva di guadagnare fino a 5mila euro per accompagnare una spedizione in cima alla montagna ha spinto molti ad approfittare di questa nuova opportunità. Una scelta dalle conseguenze spesso drammatiche: da quando la vetta dell’Everest è stata raggiunta per la prima volta, nel 1953, sono morti circa 200 sherpa per assideramento, frane, ictus ed edemi. Molti altri sono rimasti invalidi per sempre.

Gatlang village, Langtang region

La decisione di boicottare la stagione alpinistica in segno di lutto e rivendicazione ha fatto il giro del mondo. L’arresto di un business che muove ogni anno milioni di dollari, ha reso celebri gli sherpa come aveva fatto solo Tenzin Norgay, il portatore che guidò l’alpinista Edmund Hillary in cima all’Everest per la prima volta nella storia. Nome della popolazione tradizionale del Nepal orientale -sherpa significa infatti “gente dell’est”- l’appellativo è usato per riferirsi a tutti i portatori impiegati sull’Himalaya, anche sotto i 5mila metri. Un mestiere tra i più diffusi in un Paese che offre poche alternative anche a chi possiede un’istruzione. Gli sherpa trasportano tutto ciò che serve ad alimentare il turismo himalayano, settore principe dell’economia nepalese (nel 2013 valeva 370milioni di dollari). Uomini, donne e bambini pagati in base al peso che sono disposti a caricare, spesso più di quanto sopporterebbe un mulo.

Retired tamang sherpa leaning on his home's window ledge in Timure village, Langtang region

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