Category Archives: Ethiopia

Babur

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il babur all’altezza di Atekilit Tera, il “posto della frutta e verdura”

“Non credevo ai miei occhi.. mi sembrava di essere in un altro Paese”, racconta Addisalem dopo il suo primo giro sul babur, la metropolitana di superficie -in gergo tecnico “treno leggero”- che da qualche settimana è entrata in funzione ad Addis Abeba. Scendendo le scale della stazione Menelik II square -unica fermata sotterranea e capolinea della linea blu, che attraversa la città da nord a sud- ho avuto la stessa commovente impressione: ero finalmente nella “New York africana”, la città a lungo promessa e sognata dagli abebini. Continue reading »

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Arbegnoch, l’altra Resistenza

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parata Arbegnoch 2015Per raggiungere la sede dei patrioti etiopici, che combatterono il fascismo dal 1936 al 1941, bisogna attraversare un corridoio buio nascosto tra le viscere di un anonimo centro commerciale. Se non fosse per gli uffici della Commercial Bank of Ethiopia “Arbegnoch Branch” affacciati sulla strada, si potrebbe pensare che gli arbegnoch siano ancora in clandestinità. L’ingresso dell’unico stanzone di cui dispone l’associazione è presidiato, di spalle, da un manichino agghindato da condottiero in groppa a un cavallo di bronzo. All’interno, un gruppo di vecchietti in uniforme militare lavora tra le reliquie disordinate di un potenziale museo. Continue reading »

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Le donne di Entoto

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20141118_103847Il sole è appena spuntato dietro la collina di Entoto, ma Mahilet è già china da un pezzo sulla filatrice. Il cotone grezzo passa attraverso una curiosa struttura esagonale in legno per poi essere avvolto su un rotolo di filo. Ancora un paio di cartucce blu e sarà pronta a passare alla tessitrice. Senza soste e distrazioni, prima di sera avrà confezionato diverse sciarpe colorate, che verranno vendute nel piccolo negozio adiacente a 100 birr l’una. Una fortuna per una donna che fino a pochi anni fa si spezzava la schiena raccogliendo illegalmente legna tra le foreste di eucalipti intorno ad Addis Abeba in cambio di pochi spicci. Continue reading »

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Itegue Taitu Hotel

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no roofOn the morning of Sunday January 11 a fire of unknown origin has destroyed part of the most ancient hotel in Ethiopia – the Itegue Taitu Hotel – making away with Jazzamba, the historic ethio-jazz club. Among the landmarks in Addis Ababa’s architectural and cultural heritage, these places are especially dear to me because here started my discovery of Ethiopia. It is in an infinitely sad state of mind that I am writing following note, in the auspice that these places will soon be back to their original splendour. Continue reading »

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Arada

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smiling

“Dov’è la foto di casa mia?”, mi sbotta in faccia Yared. Konjit – una gallerista di Addis Abeba che ha vissuto a lungo a Trieste – capisce che la nostra conversazione necessita una pausa e con un sorriso spaventato lascia il passo al ragazzo. “Perché non c’è la foto di casa mia?”, insiste lui. Il suo alito sa di birra e le pupille degli occhi sono spalancate dal chat masticato durante il giorno. Sul volto, una serie di piccole cicatrici testimonia qualche scontro di troppo. Mi afferra per un braccio e si fa largo tra un gruppo di diplomatici in abito da sera venuti al museo per l’inaugurazione della mostra. Ci fermiamo davanti a una foto panoramica di Piassa, il cuore di Addis Abeba, e Yared punta il dito su una baracca. “Sono nato proprio lì, vedi. Nessun ospedale. Mia madre ha partorito tra quelle mura. Le stesse dove continuiamo a vivere ancora oggi”, racconta. Continue reading »

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Caffè del perdono

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waiters

Sono dieci minuti che provo a ordinare il mio secondo macchiato, ma il cameriere che dovrebbe occuparsi dei clienti seduti sotto al portico è troppo preso a intrecciare una foglia di palma per darmi retta. Se ne sta in piedi davanti all’ingresso a fissare la strada, mentre compone una corona con gesti rapidi ed esperti. Nella domenica delle palme, guarda la gente passeggiare con indosso anelli e copricapo fatti di foglie benedette. Manca una settimana alla Pasqua e buona parte dei passanti digiuna da più di un mese. Dietro il bancone del Tea Room però sono già spuntati i panettoni, segno che presto verrà il tempo della festa. Continue reading »

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Taxi!

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taxi

La fermata non è segnalata. Per capire dove aspettare il “taxi” occorre cercare gli altri aspiranti passeggeri. Davanti all’Admas bar, un’antica palazzina in stile armeno con un magnifico tetto in lamiera decorata, c’è un gruppetto che sembra fare al caso mio. “Piassa?”, domando a un’enorme signora vestita di bianco. Lei si mette a ridere, porta una mano davanti la bocca e poi sembra annuire con gli occhi. Continue reading »

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Sheikh Hussein, santo di tutti

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il tempio dedicato a Maometto nel villaggio di Sheikh Hussein

Una manciata di chilometri ci separa dal villaggio di Sheikh Hussein, quando la prima stella appare in cielo ad annunciare il Maulud, l’anniversario della nascita del Profeta Maometto. Riabbasso lo sguardo per incrociare quello di Lollo, gli occhi rosso sangue di chi schiva da dodici ore sassi e buche, e augurargli “buon natale!”. Nello stesso istante, i fari della macchina incrociano la figura di un anziano lungo la strada. Cammina appoggiato al suo dhanqee, il tradizionale bastone biforcuto dei pellegrini diretti alla shrine del santo sufi. Continue reading »

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Dancalia, la terra degli Afar

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The Black lake

I primi afar appaiono tra la polvere di Bati, imponente mercato lungo la strada che dall’altopiano etiopico precipita verso Semera e Asaiyta, rispettivamente moderna capitale burocratica della Dancalia e antica capitale di un leggendario sultanato. Pastori nomadi, sono venuti qui per vendere gli animali che hanno pascolato con pazienza attraverso i deserti dove stiamo per addentrarci. I compratori oromo tastano il punto-vita di capre terrorizzate, saggiano le gobbe grasse di vacche dalle corna maestose e affilate, si dilungano in contrattazioni estenuanti sotto un sole infuocato. Gli afar non si scompongono. Il loro portamento rimane regale. Lo sguardo fiero, quasi altezzoso. Pettini di legno conficcati tra capigliature intrise di burro. Ghefie che circondano colli sottili. Le futa raccolte attorno alla vita. Dai fianchi pendono lunghi pugnali adagiati nella loro fodere intarsiate. Magari sono solo i capelli, ma mi pare di essere circondato da Jimi Hendrix, le Black Panthers e gli altri protagonisti psichedelici che resero gloriosi i Sessanta a stelle e strisce. Se la loro bellezza sfrontata non fosse così sincera, li troverei terribilmente antipatici. Invece me ne innamoro al primo incontro. Continue reading »

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Le arancee di Gunda Gunde

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La valle che protegge il villaggio di Gunda Gunde

Quando incrociamo il sorriso invitante di Wendemu e Asgede, il sole è già alto e bollente. Fradici di sudore e con le gambe dure, discendiamo da un pezzo l’aspra e remota valle in cui si nasconde il villaggio di Gunda Gunde. I due giovani etiopi sono agronomi dell’Università di Mekelle, inviati per l’ennesima volta tra queste gole spigolose con il compito di raccogliere campioni di suolo, acqua e piante che poi dovranno esaminare in laboratorio. Da buoni scienziati cercano di venire a capo di un mistero: la straordinaria qualità delle arance prodotte in questo angolo remoto del nord-est del Tigray, a pochi chilometri dal confine con l’Eritrea. Una zona ribattezzata “piccolo Tibet” dallo studioso Paul Henze, in omaggio alla bellezza e al mistero di queste montagne fiabesche, baluardo dell’altopiano etiope che poco più a oriente precipita nella grande depressione della Dancalia. Continue reading »

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Leasing Etiopia

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2-I pomodori della Jittu, quasi pronti per volare verso i supermercati di Dubai o Riyadh. Anche semi, macchinari e prodotti chimici utilizzati nella coltivazione vengono dall'estero

“Il peccato originale della civiltà occidentale è la proprietà privata della terra, artificiale e infondata come il diritto divino dei re”. Così scriveva l’economista Henry George, ormai due secoli fa. In Etiopia sembrano aver sposato le sue idee: salito al potere nel 1991, l’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (Eprdf) – partito che continua a governare incontrastato il Paese anche dopo la morte del leader Meles Zenawi – ha prima mantenuto il regime fondiario “sociale” del Derg, poi stabilito nella costituzione del 1995 che “la terra è proprietà comune delle nazioni, nazionalità e popoli d’Etiopia”. Ma dietro gli slogan patriottici della retorica di regime, l’unico vero proprietario della terra etiope è il governo, in grado di concederne e revocarne il diritto di utilizzo a suo piacimento. Continue reading »

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I mattoni crudi di Ropi

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Lorenzo Fontana nel cantiere della chiesa di Webedidiqqa durante una riunione con gli operai

La motocicletta sbanda sulla sabbia, sobbalza tra le buche della pista che collassa di continuo nel letto profondo dei torrenti in secca. Ogni tanto incrociamo un carretto di legno trainato da un asino, gli sguardi curiosi dei passeggeri scompaiono nella polvere infuocata dal sole. Ai lati della “strada” sfilano piccoli gruppi di capanne di legno e fango, le sommità dei tetti di paglia raccolte in splendide anfore di terracotta, l’ingresso incorniciato da pregevoli dipinti. “Lollo, Lollo, Abba Lollo”, gridano i bambini che abbandonano i cortili per correre dietro a noi. Viaggiamo nella woreda (distretto) del Siraro, sulla via che dalla cittadina di Alaba porta al villaggio di Ropi. A casa di Lollo. Continue reading »

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